Pubblicato il Marzo 15, 2024

L’uscita dei dipendenti senior non deve significare la perdita del loro sapere. Un’Academy aziendale ben strutturata trasforma questo rischio in un asset strategico, spesso autofinanziato.

  • Formalizzare il “sapere tacito” è più cruciale che scegliere una piattaforma tecnologica.
  • Il costo opportunità della formazione va calcolato, ma è sempre inferiore al costo della non-formazione in termini di errori e inefficienze.
  • Gli strumenti specifici del sistema italiano, come i Fondi Interprofessionali, possono coprire fino al 100% delle spese del piano formativo.

Raccomandazione: Iniziate mappando il 20% delle conoscenze che generano l’80% del valore aziendale, invece di tentare di documentare ogni singola procedura.

L’immagine è un classico incubo per ogni HR Manager o titolare d’azienda: il tecnico più esperto, la memoria storica di decenni di processi produttivi e soluzioni ingegnose, annuncia il suo pensionamento. Con lui, se ne va un patrimonio di conoscenze non scritte, un “saper fare” che nessuna documentazione tecnica potrà mai catturare completamente. La reazione istintiva è spesso quella di tamponare l’emergenza: affiancamenti dell’ultimo minuto, creazione frettolosa di manuali, acquisto di una piattaforma e-learning con la speranza che la tecnologia risolva il problema.

Queste soluzioni, sebbene utili, toccano solo la superficie del problema. Si concentrano sul “cosa” archiviare, trascurando il “come” e, soprattutto, il “perché”. E se il vero obiettivo non fosse semplicemente “fare formazione”, ma piuttosto “ingegnerizzare la conoscenza”? E se questa operazione strategica, invece di essere percepita come un centro di costo, potesse trasformarsi in un investimento misurabile e persino autofinanziato? La creazione di un’Academy interna non è una spesa, ma la costruzione di un asset aziendale strategico: il patrimonio di conoscenza.

Questo approccio sposta il focus dalla tecnologia ai processi umani. La vera sfida non è trovare il software migliore, ma trasformare i vostri migliori tecnici in maestri efficaci, formalizzare quel sapere tacito che risiede nei loro gesti e nelle loro intuizioni, e costruire un sistema che non solo formi, ma che attragga anche nuovi talenti. Un sistema che, come vedremo, può essere implementato sfruttando le significative agevolazioni offerte dal contesto normativo italiano.

In questo articolo, seguiremo un percorso strategico per costruire un’Academy interna che funzioni davvero. Partiremo da come trasformare i vostri esperti in formatori, analizzeremo come archiviare le procedure per renderle accessibili, calcoleremo il reale costo e ritorno dell’investimento e, infine, scopriremo come finanziare l’intero progetto, trasformando un problema critico in un vantaggio competitivo duraturo.

Tecnici bravi o bravi maestri: come insegnare ai tuoi esperti a spiegare il lavoro agli altri?

Il primo ostacolo nella creazione di un’Academy efficace non è tecnologico, ma umano. Possedere una competenza non significa saperla trasmettere. Anzi, più un individuo è esperto, più è vittima della “Maledizione della Conoscenza”: dà per scontati passaggi che per un neofita sono tutt’altro che ovvi. Questa difficoltà è un problema strutturale: una ricerca Gility presentata all’HR Forum 2024 rivela che il 70,5% delle aziende italiane segnala scarsa disponibilità dei senior a condividere le proprie esperienze, spesso non per cattiva volontà, ma per l’incapacità di strutturare e verbalizzare un sapere ormai istintivo.

La soluzione è dotare i vostri esperti di un metodo. Non devono diventare docenti universitari, ma imparare tecniche specifiche per “decompattare” la loro conoscenza. L’obiettivo è trasformare il loro sapere tacito in sapere esplicito e trasferibile. Per fare ciò, è necessario un approccio strutturato che li guidi nel processo di insegnamento. Alcune tecniche si rivelano particolarmente efficaci in un contesto aziendale:

  • La Tecnica Feynman: Spiegare un concetto usando solo parole semplici, come se si parlasse a un bambino. Questo costringe l’esperto a scomporre le idee complesse nei loro mattoni fondamentali, eliminando il gergo tecnico non necessario.
  • Il Peer-Teaching Strutturato: Prima di formare i junior, i senior si esercitano a vicenda. Un collega dello stesso livello è in grado di notare immediatamente salti logici o spiegazioni poco chiare che un principiante non saprebbe nemmeno come evidenziare.
  • Le User Stories: Invece di elencare procedure astratte, si racconta un problema reale e come è stato risolto passo dopo passo. La narrazione rende il processo più memorabile e contestualizzato.
  • Mappe Concettuali Collaborative: Visualizzare un processo su una lavagna (fisica o digitale) insieme ai nuovi assunti. Le domande dei junior (“Perché questo passaggio prima di quello?”) aiutano a identificare e colmare le lacune nella spiegazione.

Investire in un breve corso di “Train the Trainer” per un gruppo selezionato di senior non è un costo accessorio, ma il fondamento su cui poggia l’intera Academy. Senza formatori efficaci, anche la migliore piattaforma tecnologica si riempirà di contenuti inutilizzabili.

Video o manuali: come archiviare le procedure operative in modo che siano consultabili da smartphone?

Una volta che il sapere è stato “estratto” dai senior, sorge la seconda domanda strategica: come archiviarlo? L’era dei manuali cartacei che prendono polvere sugli scaffali è finita. La conoscenza oggi deve essere “liquida”, accessibile istantaneamente dal palmo della mano, che ci si trovi in officina, in cantiere o in smart working. La scelta del formato non è banale e dipende strettamente dalla natura della competenza da trasferire.

Non esiste un formato unico che vada bene per tutto. Un video è perfetto per mostrare una competenza gestuale complessa, ma è inefficiente per una procedura di sicurezza che richiede una checklist rapida. La strategia vincente è creare una Knowledge Base multiformato, dove a ogni tipo di sapere corrisponde lo strumento più adatto.

Mani che tengono uno smartphone mostrando una procedura operativa digitale in un ambiente di produzione italiano

Come mostra l’immagine, l’accesso mobile è il paradigma odierno. Un operatore deve poter consultare una procedura direttamente sulla linea di produzione, senza allontanarsi dalla postazione. Per guidare questa scelta, è utile ragionare secondo una matrice che abbini la tipologia di conoscenza al formato e allo strumento ideale, come illustra questa analisi comparativa.

Matrice di scelta del formato per l’archiviazione del know-how aziendale
Tipo di Sapere Formato Consigliato Strumento Ideale Consultazione Mobile
Procedure sequenziali Checklist interattive Notion/Confluence App dedicata
Competenze gestuali Video POV con action cam YouTube privato Streaming HD
Problem solving Alberi decisionali Knowledge Base con tag Ricerca rapida
Procedure di sicurezza Realtà Aumentata TeamViewer Frontline Overlay su smartphone

Come dimostra questa matrice, l’efficacia non risiede nella scelta di un unico, costoso software LMS (Learning Management System), ma nella creazione di un ecosistema di strumenti semplici e interconnessi. L’obiettivo è la fruibilità “just-in-time”: fornire l’informazione giusta, nel formato giusto, esattamente nel momento in cui serve.

L’errore di creare corsi noiosi che nessuno finisce volontariamente

Il numero di Academy aziendali in Italia è esploso, testimoniando un cambiamento culturale profondo. Secondo il Rapporto Assoknowledge 2025, si è registrata una crescita del 828% dal 2010 al 2024. Tuttavia, creare un’Academy non garantisce il suo utilizzo. L’errore più comune è replicare il modello scolastico tradizionale: corsi lunghi, teorici e decontestualizzati. Il risultato? Tassi di completamento bassissimi e un investimento vanificato. I dipendenti, soprattutto le nuove generazioni, non hanno la pazienza di seguire un video di un’ora per trovare l’unica informazione di cui hanno bisogno.

La chiave per l’engagement è il microlearning. Si tratta di scomporre la conoscenza in “pillole” formative, brevi e focalizzate, della durata di 3-7 minuti. Ogni pillola deve rispondere a una domanda specifica o insegnare una singola abilità. Questo approccio ha due vantaggi enormi: si adatta ai bassi livelli di attenzione e permette una formazione “just-in-time”, integrata nel flusso di lavoro quotidiano. Un esempio virtuoso è quello di Forever Direct, distributore globale che, implementando un sistema di microlearning, ha ottenuto una riduzione degli incidenti sul lavoro del 50%, dimostrando l’impatto concreto di una formazione breve e mirata.

Per rendere il microlearning ancora più efficace, è fondamentale integrare elementi di gamification. Non si tratta di trasformare la formazione in un videogioco, ma di usare meccaniche ludiche per stimolare la partecipazione:

  • Punti e badge: Assegnare punti per ogni video visto o quiz superato e badge al raggiungimento di traguardi (es. “Esperto Sicurezza Livello 1”).
  • Classifiche: Creare classifiche settimanali o mensili (per team o individuali) basate sul completamento dei corsi, premiando i più assidui.
  • Percorsi di apprendimento: Strutturare le pillole in percorsi tematici che sbloccano contenuti successivi, creando un senso di progressione e scoperta.

Questo approccio trasforma la formazione da un obbligo noioso a una sfida stimolante. L’obiettivo è creare un ambiente in cui l’apprendimento sia volontario, continuo e percepito come un beneficio diretto per la propria crescita professionale, non solo come un requisito imposto dall’azienda.

Come accreditare la tua Academy per attrarre i migliori neolaureati direttamente dai banchi?

Un’Academy interna ben strutturata non è solo uno strumento per trattenere la conoscenza, ma diventa anche un potentissimo magnete per i nuovi talenti. In un mercato del lavoro competitivo, i migliori neolaureati non cercano solo uno stipendio, ma un percorso di crescita chiaro e accelerato. Poter presentare un’Academy aziendale formalizzata, magari con percorsi certificati, trasforma la vostra offerta di lavoro da “un posto” a “una carriera”.

Per massimizzare questo vantaggio, l’Academy non deve rimanere un’iniziativa isolata. Deve “uscire” dalle mura aziendali e integrarsi con il sistema educativo del territorio, in particolare con Università e Istituti Tecnici Superiori (ITS). Questo crea un circolo virtuoso: l’azienda influenza la formazione dei futuri talenti e si posiziona come datore di lavoro d’eccellenza agli occhi degli studenti più brillanti.

Gruppo di giovani laureati italiani in discussione con professionisti senior in uno spazio di co-working moderno

Costruire queste partnership richiede un approccio strategico. Non basta partecipare a un career day. Si tratta di diventare un partner attivo nella formazione, offrendo valore concreto sia agli istituti che agli studenti. Ecco alcune azioni pratiche per avviare queste collaborazioni in Italia:

  • Co-progettazione didattica: Proporre agli ITS e alle facoltà STEM del territorio la creazione di moduli didattici tenuti dai vostri senior. Questi moduli possono valere come Crediti Formativi Universitari (CFU) per gli studenti.
  • Tesi di laurea in azienda: Attivare convenzioni per ospitare tesisti che lavorino su problemi reali di business, sotto la guida di un tutor aziendale e uno universitario.
  • Partecipazione ai Contamination Lab: Diventare azienda partner dei “Contamination Lab” universitari, spazi dove studenti di diverse discipline collaborano a progetti innovativi, offrendo mentorship e casi di studio.
  • Badge digitali riconosciuti: Creare un sistema di “digital badge” (certificazioni digitali) per le competenze acquisite tramite l’Academy, e lavorare con le università affinché questi siano riconosciuti e valorizzati nel curriculum dello studente.

Presentare sul proprio sito una sezione “Academy & Carriere” che documenti questi percorsi, con testimonianze di neolaureati che hanno seguito un iter di crescita, fornisce una prova sociale inestimabile che può fare la differenza nella scelta di un candidato.

Quanto costa davvero un’ora di lezione interna calcolando il mancato lavoro del senior?

Una delle principali obiezioni alla creazione di un’Academy interna è il costo. “Se il mio tecnico migliore passa 4 ore a formare un ragazzo, chi fa il suo lavoro? Quanto mi costa?”. Questa è una domanda legittima, basata sul concetto di costo opportunità. Ogni ora che un senior dedica alla formazione è un’ora sottratta alla produzione, alla progettazione o alla risoluzione di problemi complessi. Secondo i dati 2024 del Politecnico di Milano, in Italia si dedicano in media 43 ore di formazione pro capite annua, un dato in forte crescita che rende il calcolo del costo ancora più rilevante.

Tuttavia, calcolare solo il costo opportunità del formatore è una visione parziale e fuorviante. La domanda corretta da porsi è: quanto costa la NON formazione? Affidarsi a un affiancamento destrutturato, dove il neofita “ruba con gli occhi” e interrompe continuamente i colleghi, ha costi nascosti ma enormi. Il vero confronto va fatto tra lo scenario “Con Academy Strutturata” e lo scenario “Senza Formazione Interna”.

Un’analisi comparativa dei costi diretti e indiretti rivela quasi sempre che l’investimento in un’Academy strutturata ha un ritorno economico straordinariamente positivo. I costi della non-formazione si manifestano in tempi di inserimento più lunghi, un tasso di errori più alto, un maggiore turnover e ore perse in cerca di informazioni.

Confronto costi formazione vs costi NON formazione
Voce di Costo Con Academy Strutturata Senza Formazione Interna Impatto Economico
Time to proficiency nuovo assunto 3-4 mesi 6-9 mesi -50% costi onboarding
Tasso errori in produzione 2-3% 7-10% -60% scarti produzione
Turnover a 12 mesi 10-15% 30-50% -20.000€/dipendente perso
Ore perse ricerca informazioni 2h/settimana 8h/settimana +15% produttività

La tabella mostra chiaramente che il costo opportunità del senior che insegna è ampiamente compensato dalla riduzione di inefficienze, scarti e costi di turnover. L’Academy non è un centro di costo, ma una fabbrica di efficienza. Formalizzare la conoscenza riduce drasticamente l’entropia organizzativa e accelera il raggiungimento della piena produttività dei nuovi talenti.

Vecchia guardia vs nuovi talenti: come integrare due visioni senza causare dimissioni di massa?

La trasmissione del sapere non è solo un processo tecnico, ma anche profondamente culturale. Mettere a contatto la “vecchia guardia”, abituata a procedure consolidate e a un approccio basato sull’esperienza, con i “nuovi talenti”, nativi digitali e portatori di nuove metodologie, può generare frizioni significative. I senior possono percepire i giovani come arroganti o superficiali, mentre i junior possono vedere i metodi dei più anziani come lenti e obsoleti. Se non gestito, questo scontro può portare a frustrazione, conflitti e, nei casi peggiori, a dimissioni da entrambe le parti.

La chiave è trasformare il potenziale conflitto in un’opportunità di scambio reciproco. L’Academy deve diventare il luogo dove questo scambio viene facilitato e valorizzato, riconoscendo che entrambe le generazioni hanno qualcosa di prezioso da offrire. Come sottolinea Davide Bertarini, HR Director di Just Eat, durante l’HR Forum 2024:

Il cambiamento per i giovani non è una minaccia, ma una sfida stimolante. Abbiamo investito in programmi di coaching e soft skill academy, perché riconosciamo che i giovani possono essere ambasciatori del cambiamento.

– Davide Bertarini, HR Director di Just Eat, HR Forum 2024

Una delle metodologie più efficaci per orchestrare questa integrazione è il Reverse Mentoring. Invece del tradizionale schema senior-insegna-a-junior, si creano coppie intergenerazionali dove lo scambio è bidirezionale: i giovani formano i senior su competenze digitali, nuovi software o social media, mentre i senior trasmettono visione strategica, gestione del cliente e capacità di problem solving complesse.

Studio di caso: Reverse Mentoring in Capgemini Italia

Capgemini Italia ha implementato un programma strutturato di Reverse Mentoring. Durante sessioni mensili di 2 ore, i giovani talenti formano i colleghi senior su strumenti digitali e approcci innovativi, mentre i senior condividono la loro esperienza gestionale e la visione strategica. Questo scambio ha permesso di superare le barriere comunicative e di valorizzare le competenze di entrambi. I risultati sono stati tangibili: un miglioramento del 30% nella collaborazione intergenerazionale e una riduzione del 25% dei conflitti legati alle diverse modalità di lavoro.

L’integrazione generazionale non avviene spontaneamente. Richiede una regia attenta da parte dell’HR, che deve creare e promuovere attivamente programmi come il Reverse Mentoring, il co-working su progetti specifici e sessioni di team building mirate a far emergere il valore di ogni prospettiva.

L’errore di affidarsi alla “memoria storica” dei dipendenti invece di scrivere procedure chiare

“Chiedi a Mario, lui sa come si fa”. Questa frase, comune in tantissime aziende, è il sintomo di un rischio aziendale enorme: la dipendenza dalla “memoria storica” individuale. Quando le procedure critiche non sono formalizzate ma risiedono unicamente nella testa di pochi dipendenti esperti, l’azienda è estremamente vulnerabile. Un’assenza prolungata, dimissioni o un pensionamento possono paralizzare interi processi, con costi diretti in termini di fermi produzione e perdita di qualità. L’investimento medio in formazione, che in Italia ha raggiunto i 200€ per dipendente nel 2023, viene vanificato se la conoscenza rimane volatile e non si trasforma in un patrimonio aziendale stabile.

L’obiettivo strategico dell’Academy non è solo formare, ma soprattutto codificare il sapere tacito. Questo processo, chiamato “Knowledge Elicitation” (elicitazione della conoscenza), richiede tecniche specifiche che vanno oltre la semplice intervista. Si tratta di un vero e proprio lavoro di “ingegneria della conoscenza” per estrarre, strutturare e documentare il “saper fare” degli esperti.

Affidarsi a procedure chiare e documentate non significa creare burocrazia, ma costruire fondamenta solide per la crescita. Un nuovo assunto, grazie a una wiki ben fatta o a una serie di video-tutorial, può diventare operativo in tempi molto più brevi, senza dover continuamente interrompere i colleghi più esperti. Questo libera risorse, riduce gli errori e crea un ambiente di lavoro più sereno e produttivo per tutti.

Piano d’azione: Audit per la formalizzazione del sapere tacito

  1. Punti di contatto: Identificare gli esperti chiave e mappare le aree di conoscenza critiche (il 20% del sapere che genera l’80% del valore).
  2. Collecte: Avviare sessioni di raccolta dati tramite interviste cognitive strutturate (“spiegami come e perché hai preso quella decisione”) e osservazione partecipata sul campo.
  3. Coerenza: Confrontare le procedure raccolte con gli standard di qualità e i valori aziendali per garantirne l’allineamento e identificare eventuali best practice da standardizzare.
  4. Mémorabilité/émotion: Utilizzare tecniche di storytelling e simulazione di scenari per catturare non solo i passaggi tecnici, ma anche il contesto decisionale e la logica dietro le scelte critiche.
  5. Plan d’intégration: Formalizzare la conoscenza raccolta in una piattaforma accessibile (es. una Wiki di reparto), testarne la chiarezza con i nuovi assunti e pianificare l’aggiornamento periodico dei contenuti.

Da ricordare

  • L’Academy non è un costo, ma un asset strategico misurabile che aumenta l’efficienza e riduce gli errori.
  • La chiave del successo è ingegnerizzare il sapere tacito dei senior, trasformandolo in procedure chiare e accessibili.
  • Il sistema italiano dei Fondi Interprofessionali permette di finanziare il piano formativo fino al 100%, annullando di fatto l’investimento iniziale.

Come accedere ai Fondi Interprofessionali per finanziare il 100% del piano formativo aziendale?

Arriviamo al punto più strategico per ogni titolare d’azienda o HR manager: il finanziamento. Molti non sanno che ogni mese, con il versamento dei contributi all’INPS, ogni azienda italiana versa obbligatoriamente uno 0,30% del monte salari per la formazione dei propri dipendenti. Se l’azienda non aderisce a un Fondo Interprofessionale, queste somme vengono gestite dall’INPS e di fatto “perse”. Aderendo a un fondo (come Fondimpresa per l’industria o Fondartigianato per l’artigianato), l’azienda può invece accantonare queste risorse in un proprio “Conto Formazione” e utilizzarle per finanziare i propri piani formativi, inclusa la creazione e gestione di un’Academy interna.

Questo meccanismo permette di autofinanziare l’intero progetto. Si tratta di usare soldi che l’azienda sta già versando per legge. La dimensione di questo strumento in Italia è enorme: il solo Fondimpresa conta oltre 211.800 aziende aderenti, a testimonianza della sua efficacia. L’accesso a questi fondi richiede un processo burocratico preciso, ma assolutamente alla portata di ogni azienda strutturata.

Studio di caso: PMI metalmeccanica finanzia 20.000€ di Academy con Fondimpresa

Una PMI metalmeccanica di 30 dipendenti in provincia di Brescia ha utilizzato il proprio Conto Formazione Fondimpresa per coprire il 100% dei costi di un’Academy aziendale del valore di 20.000€. Il piano includeva formazione tecnica su macchine CNC, un corso “Train the Trainer” per i senior, l’acquisto di una piattaforma LMS e formazione avanzata sulla sicurezza. Utilizzando le risorse accantonate, l’azienda ha ottenuto un ritorno sull’investimento (ROI) misurabile: riduzione degli scarti del 35%, accelerazione del tempo di operatività dei neoassunti del 40% e zero infortuni per 18 mesi consecutivi.

La procedura per accedere ai fondi, sebbene dettagliata, segue un percorso logico:

  1. Adesione al Fondo: Si sceglie il fondo più adatto al proprio Contratto Collettivo (CCNL) e si comunica l’adesione all’INPS tramite il modello UNIEMENS. L’operazione è gratuita e revocabile.
  2. Accumulo Risorse: Dopo l’adesione, l’80% del contributo dello 0,30% inizia ad accumularsi nel Conto Formazione aziendale.
  3. Analisi dei Fabbisogni e Piano Formativo: Si analizzano le necessità formative aziendali e si redige un Piano Formativo dettagliato, che deve includere obiettivi, destinatari, programma, durata e costi.
  4. Accordo Sindacale: Il piano deve essere condiviso con le rappresentanze sindacali (se presenti) per ottenere un accordo scritto.
  5. Presentazione e Gestione: Il piano viene presentato sulla piattaforma online del Fondo. Una volta approvato, si avviano le attività e si procede con la rendicontazione delle spese sostenute (docenti, tutor, materiali, ecc.).

Sfruttare questi strumenti è il passo finale per trasformare l’Academy da un’idea a una realtà sostenibile. Comprendere come accedere ai finanziamenti disponibili è un dovere strategico per ogni manager.

Per trasformare questo potenziale in realtà, il primo passo non è tecnologico, ma strategico: avviare un’analisi interna per mappare le competenze critiche a rischio e definire le priorità. Iniziate oggi a costruire il patrimonio di conoscenza che garantirà il futuro della vostra azienda.

Scritto da Stefano Conti, HR Director e consulente del lavoro, specializzato in sviluppo del capitale umano, welfare aziendale e negoziazione sindacale. Esperto in formazione finanziata e retention dei talenti in contesti di lavoro ibrido.